Chi lavora davvero alle Olimpiadi invernali? 

Published on Jan 23, 2026

Written by Tim Hatton, Elena Magrini, Rebecca Milde & Simone Perego

La Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 si terrà il 6 febbraio, dando il via ad una serie di grandi storie sportive.

I veterani italiani della danza su ghiaccio Charlène Guignard e Marco Fabbri — che non hanno mai vinto una medaglia olimpica — proveranno a conquistare il podio “in casa” nella loro ultima Olimpiade. Arianna Fontana —  campionessa azzurra dello short-track va a caccia della sua dodicesima medaglia olimpica e per la prima volta punta a vincere sia lo short-track che il long-track. E le aspettative sono altissime per l’hockey su ghiaccio maschile, con il ritorno dei giocatori NHL alle Olimpiadi per la prima volta da Sochi 2014. L’introduzione dello skimo (sci alpinismo) apre il capitolo delle nuove discipline, insieme a nuovi formati per slittino, salto con gli sci, skeleton e sci freestyle e alpino.

E poi c’è Milano. Ci si può aspettare la Cerimonia di Apertura più fashion di sempre.

Ma quando si guarda il mondo con le lenti di Lightcast, le storie più interessanti non riguardano la gloria della vittoria o l’amarezza della sconfitta. La domanda è un’altra: chi farà materialmente funzionare tutto questo?

Dietro agli atleti e alle telecamere c’è una gigantesca macchina economica in movimento. I nostri economisti e ricercatori Lightcast basati a Milano hanno analizzato i dati del mercato del lavoro per capire cosa serve davvero per organizzare un evento di questa portata.

  1. È uno sprint, non una maratona

Milano ha ottenuto l’assegnazione dei Giochi nel 2019, dando all’Italia sette anni per prepararsi. Ci si potrebbe aspettare una crescita lenta e graduale delle assunzioni.

I dati raccontano l’opposto. La domanda di lavoro legata alle Olimpiadi ha iniziato a crescere in modo costante solo negli ultimi dodici mesi, con un vero e proprio picco concentrato negli ultimi tre mesi.

È esattamente ciò che abbiamo osservato anche per le Olimpiadi Estive di Parigi 2024. Le opportunità occupazionali legate a questi mega-eventi sono enormi, ma fortemente concentrate in una finestra temporale molto breve, generando un’intensa corsa alle assunzioni.

2. Le Nazioni competono per ospitare i Giochi, ma i benefici vanno a regioni specifiche

Quando i Paesi si candidano per ospitare le Olimpiadi, la “creazione di posti di lavoro” è spesso l’argomento principale. Il governo italiano ha investito circa 3,5 miliardi di euro in 98 progetti infrastrutturali a supporto di questi Giochi: 47 impianti sportivi e 51 interventi sui trasporti.

Questo costo è sostenuto da tutti i contribuenti italiani. Ma i benefici occupazionali sono davvero distribuiti su tutto il Paese?

I dati Lightcast sulle offerte di lavoro suggeriscono che l’impatto sia molto più concentrato geograficamente.

Le posizioni si concentrano esattamente dove ci si aspetterebbe:

  • 33% delle offerte a Milano

  • 11% nella provincia di Belluno (dove si trova Cortina d’Ampezzo)

  • Seguono Sondrio e Trentino, le altre province chiave dei Giochi

Il “peso economico” e il “boom occupazionale” delle Olimpiadi sono quindi fortemente localizzati. Non è davvero l’Italia a ospitare i Giochi, ma uno specifico corridoio del Nord Italia.

3. Le agenzie per il lavoro portano la fiaccola

In un anno tipico, circa il 42% delle offerte di lavoro in Italia passa attraverso agenzie per il lavoro. Nel caso delle Olimpiadi, questa quota supera l’80%.

La cosa ha senso se si considerano i punti precedenti. Quando il lavoro è così concentrato nel tempo e i volumi sono così elevati, l’assunzione diretta diventa un incubo logistico per gli organizzatori. Servono migliaia di persone, subito, e solo per poche settimane.

Cosa insegna Milano Cortina per le Olimpiadi 2028

Quando la fiaccola passerà da Milano a Los Angeles per le Olimpiadi Estive 2028 (e poi alle Alpi francesi nel 2030, Brisbane nel 2032 e Salt Lake City nel 2034), l’esperienza italiana offrirà indicazioni preziose.

Il carico organizzativo ricade soprattutto su enti locali e regionali. Per qualsiasi progetto di grandi dimensioni - anche non olimpico - gli enti locali e regionali devono:

  • usare i dati sul mercato del lavoro per valutare in anticipo la disponibilità di competenze locali

  • costruire pipeline di talento affidabili

  • definire strategie di reclutamento capaci di assorbire migliaia di lavoratori in tempi rapidi

Più dati si hanno su chi lavora oggi e su chi servirà domani, più si è preparati.

Per ora, tutti gli occhi sono puntati su Milano. Gli atleti sono pronti — e grazie a un’enorme accelerazione delle assunzioni negli ultimi tre mesi, lo è (quasi) anche la forza lavoro.

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Un ringraziamento speciale a Simone Perego 🇮🇹 e Rebecca Milde per il lavoro sui dati in questa edizione di “On The Job”. Per maggiori informazioni su come Lightcast lavora con enti locali e nazionali in Italia, visita “Backed by the Government: How Lightcast is fuelling Italy’s National Workforce Strategy” e il caso studio con Assolombarda.